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La banca può rivelare i miei dati a una società di recupero crediti?

Valide le lettere di diffida, i solleciti di pagamento e le telefonate del call center di recupero crediti presso l’indirizzo dei genitori del debitore se questi convive ancora con loro.

Ricevere una telefonata o una lettera da parte di un recupero crediti non fa mai piacere; così ogni scusa è buona per non pagare. Una delle motivazioni più ricorrenti per contrastare il recupero crediti è la asserita lesione della privacy. E di certo non sempre i call center vanno sul sottile, prestando spesso il fianco a più di una critica (si pensi, ad esempio, a chi viene contattato sul lavoro o ricercato presso la casa dei genitori). Il problema non è da poco ed è tutt’altro che pretestuoso. Immaginiamo di ricevere una telefonata da un operatore, di cui non conosciamo l’identità né la società per cui lavora. Questi tuttavia dimostra di sapere tutto di noi: non solo il nostro nome e cognome, ma anche quanto abbiamo sul conto, quanti soldi abbiamo ricevuto dalla banca come finanziamento, per quale scopo ci sono stati prestati, chi sono i nostri familiari che, insieme a noi, hanno firmato il mutuo e quant’è il debito residuo che ci rimane da pagare. Insomma, un soggetto – del tutto estraneo dal nostro istituto di credito – sa la nostra storia finanziaria. È lecito questo trattamento dei dati? La banca può rivelare il debito del proprio cliente a una società di recupero crediti? La risposta è in una recente sentenza della Cassazione [1].

Secondo la Corte, la banca non lede la riservatezza del cliente se utilizza i suoi dati per recuperare i suoi crediti. Il debitore non può quindi contestare la diffusione delle informazioni finanziarie che lo riguardano, neanche se dovessero arrivare solleciti di pagamento o telefonate del call center a casa dei genitori con cui questi convive.

In relazione al trattamento dei dati personali la legge [2] stabilisce che questi vanno gestiti rispettando «i canoni della correttezza, pertinenza e non eccedenza rispetto alle finalità del loro nuovo utilizzo, ma non è necessario [3] il consenso dell’interessato ove i dati stessi siano impiegati per esigenza di difesa delle proprie situazioni soggettive e negli stretti limiti in cui ciò sia necessario.

La banca può quindi utilizzare i dati del cliente debitore al solo fine di realizzare le proprie ragioni anche delegando una società di recupero crediti. Ne deriva che se il debitore vive ancora con i genitori, ben può la banca o la società di recupero crediti inviare i solleciti di pagamento all’indirizzo di questi o le comunicazioni telefoniche all’utenza degli stessi: ciò non configura un uso illecito dei dati personali del cliente.

 

Fonte:laleggepertutti.it